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Categoria: Attualità Visite: 1790

... di William Shakespeare ...

... con Giuseppe Pambieri ...
... regia Giancarlo Marinelli

Grande spettacolo ieri sera, 16 agosto 2016, nello splendido teatro dell'Episcopio di Sant'Andrea di Conza con il Re Lear interpretato da Giuseppe Pambieri e una ...

Re Lear (G. Pambieri) e le figlie (Goneril, Regan e Cordelia) ringraziano il pubblico

... compagnia veramente eccezionali.

È proprio questo ciò che ha lasciato stupefatto il folto pubblico intervenuto. Non è stato bravo solo il protagonista, già noto e apprezzato a Sant'Andrea, ma tutti gli elementi della compagnia: gli attori, le comparse, i costumi, i tecnici per non parlare dell'autore che non siamo nemmeno degni di nominare.

Per dare un necessario accenno del dramma rappresentato riportiamo la presentazione del regista Giancarlo Marinelli nel sito del Teatro Ghione che ne ha curato la produzione.

La storia d’amore più grande che si possa raccontare è solo una: quella tra un padre e una figlia. E “Re Lear” è questo. Per tre volte. Visto che ha tre figlie. In fondo, che cosa fa il Lear? Vuole spogliarsi di tutto: del gogverno, del potere, di ogni questione terrena e tenebrosa, per fare solo e definitivamente il padre. Non vuole più essere Re. Ma solo Lear.

Andare incontro alla Morte come un uomo che, tornato a casa dal lavoro e sfinito ai crucci, va incontro alla sua bambina che l’ha aspettato per tutto il giorno. Questo vorrebbe Padre Lear. Godersi quel momento feroce e dolcissimo della vita in cui la Figlia diventa la Madre di suo Padre. Capita a tutti. Prima o poi. Diventiamo i genitori dei nostri genitori. Ma la trappola del Bardo è in agguato. Goneril, Regan e Cordelia, (sì, anche Cordelia), non vogliono essere Madri. Vogliono essere Padri. E Padroni. Vogliono sostituire il Re senza soluzioni di continuità. Né di virilità. Si sposano e sotto-mettono i mariti con “i fegati da latte”, costringendoli a tradimenti, misfatti, guerre. Dal Gioco alla Tragedia. Nessuno va più incontro alla Morte. È la Morte che va incontro a tutti.

È sempre e solo un problema di ruoli. Ciò che smettiamo di essere e che vogliamo continuare ad essere (Lear desidera essere ancora e solo il Re delle figlie; le figlie non vogliono più essere bambine, ma fingono di esserlo per strappare lo scettro al padre). Ciò che non siamo mai stati e che vorremmo essere, (il Bastardo Edmund). Ciò che siamo e che non siamo mai felici d’essere, (il Legittimo Edgar). L’amore che siamo per qualcuno, (Edgar per Gloucester, Kent per Lear), e la vergogna che siamo per qualcun altro, (Edmund per Gloucester e Gloucester per Edmund). “Tutti ad una certa ora della vita siamo l’amore per qualcun altro”, ha scritto Renato Simoni, che per il Bardo tanto ha fatto. Ma se sbagli l’ora, anche solo di un minuto, tutto il resto è perduto. Anzi: è silenzio.

Giancarlo Marinelli


Un lungo applauso finale ha salutati i bravissimi interpreti del dramma shakespeariano.

Di seguito alcune immagini della serata

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