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Un eccezionale articolo tratto da "la Fonte" ANNO II − N. 3-4 − Luglio - Dicembre '78

FOLKLORE − TRADIZIONI − USI − LEGGENDE

CREDENZE PAUROSE, SUPERSTIZIONI, FORMULE DI SCONGIURO

Le superstizioni, le credenze in esseri paurosi, o in persone ritenute dotate di virtù particolari e dì poteri soprannaturali, le pratiche magiche ecc., sono antiche quanto il mondo. E benché molte lotte siano state condotte e nonostante tutto il progresso culturale e del pensiero scientifico, esse sono sempre ...

I racconti del nonno vicino al focolare (Immagine www.volterracity.com)

... sopravvissute e risorte.

E non può dirsi davvero che credenze più o meno fantasiose e irrazionali e pratiche magiche siano oggi diffuse soltanto in mezzo al cosiddetto "popolino" perché, ad esempio, la credenza nella iettatura si riscontra anche presso persone di profonda cultura e di alta posizione sociale.

Il fatto é che il "mondo del mistero" non é del tutto diradato, e di conseguenza permane la tendenza a cercare di penetrarlo, a interpretarlo. Del resto, la stessa parola "superstizione" significa dal latino arcaico "superstitare" star sopra, elevarsi, tenersi al di sopra delle cose naturali per raggiungere il soprannaturale e l’inconoscibile, ai fini di un controllo e di una utilizzazione a proprio vantaggio delle forze misteriose e inafferrabili dell’universo.

Perciò noi crediamo che, di fronte a tali credenze, sorridere, assumere atteggiamenti di sufficienza e di superiorità non serva, in quanto meglio sarebbe cercare di spiegarsi perché un tale fenomeno ancora persiste nella nostra società. Ma noi qui abbiamo voluto solo raccogliere e descrivere alcune di queste credenze superstiziose, che, per lo più, sono diffuse oltre che nel nostro paese, in una vasta area e fin dai tempi più antichi.

Le "masciàre"

Chi nasce la notte di Natale, proprio sul punto della mezzanotte, diventa, nella credenza popolare, una "masciàra", cioè una strega. E’ una credenza molto antica − spiegano gli studiosi di folklore − legate a quelle feste (come, appunto, il Natale) che segnano l’inizio di un nuovo ciclo annuale, secondo cui in queste date, specie in sulla mezzanotte, avvengono prodigi e fenomeni soprannaturali. Per compiere la loro azione malefica, le "masciàre" girano di notte, penetrano nelle case attraverso il buco della serratura e qui "guastano", cioè deformano i bambini che dormono nella culla, e fanno anche dei malefici alle persone adulte. Per allontanare le streghe dalle case, si getta, ogni sabato, sul fuoco, un pizzico di sale o si conficca sotto la sedia un coltello. Per impedire loro di penetrare nelle case, si usa mettere dietro l’uscio o un ferro di cavallo o una falce o, più spesso, una scopa di erica o un sacchetto di sabbia, perché si ritiene che la strega non possa introdursi nell’abitazione senza aver prima contati i fili di saggina della scopa o i granellini della sabbia: intanto passa il tempo, si leva il sole, e la megera é costretta a fuggire nel suo "regno", dove l’aspettano altre sue simili, le quali − si crede − ogni tanto si riuniscono a convegno per decidere sulle loro azioni. Si crede ancora che una strega possa essere costretta a fuggire anche dal suono di una sveglia, e anche che, morendo, lasci, a qualche persona in segno di amicizia, un "pignatiello".

"Lu pumnaro"

Chi nasce la notte fra il 24 e il 25 dicembre se è un uomo diventa "pumnaro" cioè lupo mannaro. Si dice che questo esce di notte, specie quando c’è la luna piena e cammina per le strade con gli occhi stravolti ed emettendo urla bestiali, oppure si rivolta nelle acque di qualche fontana. E se qualcuno lo avvista, fa meglio a scappare e a nascondersi, perché il "pumnaro", dotato di lunghe unghia, può graffiare e mordere a tal punto da uccidere la persona che sfortunatamente dovesse capitargli a tiro.

"Lu scazzamaurieddo"

E’ un folletto, uno spiritello demoniaco con in testa un berretto rosso (la "scazzettëla"), i capelli ricci, il volto da bambino, con addosso un saio. Se penetra nelle case, impertinente com’è e sempre in vena di scherzare, ne combina di tutti i colori, spostandosi agilmente e senza far rumore, nascondendosi sotto il letto o in altri posti impensati, correndo lungo le pareti e facendo cadere gli oggetti appesi, spostando le sedie e i mobili. Spesso fa degli sberleffi, o va a posarsi sullo stomaco o sul ventre delle persone che dormono o tira loro le coperte. Cacciarlo dalla casa non e facile, bisogna chiamare il prete e far benedire l’abitazione. Ma "lu scazzamaurieddo" non è considerato sempre uno spiritello maligno, perché si crede anche che custodisce i tesori, per cui chi riesce ad afferrarlo e a strappargli il berretto, sarà fortunato e diventerà ricco. Tanto che della gente che ha fatto fortuna si dice che ha "rubato il cappello a lu scazzamaurieddo". Come essere cattivo, viene spesso invocato dalle mamme come babau per impaurire i bambini capricciosi.

Il "giorno dei morti"

Secondo la credenza popolare, la notte fra l’1 e il 2 novembre i morti ritornano sulla terra ("escono") e in processione girano per il paese. Ognuno poi si reca alla propria abitazione, dove la famiglia ha lasciato il fuoco acceso, del pane e del vino sulla finestra. Se il defunto trova qualcosa di piacevole, se ne va lasciando la propria benedizione, se invece non trova niente di buono, ha la conferma che i suoi cari non lo pensano più e così va via rammaricato e col proposito di non tornare più in seguito. Ma è raro che questo accada, perché tutti si ricordano di lasciare almeno un tizzone acceso nel focolare. Si crede che per vedere la processione dei morti, basti guardare a mezzanotte in una bacinella d’acqua con al lato due candele. Come si spiega secondo i folcloristi questa credenza diffusa in tanti luoghi? Essa, dicono gli studiosi, rientra fra quelle credenze legate ai riti o feste che si celebrano nei giorno in cui inizia un nuovo anno o una nuova stagione. Nella notte del 1° novembre − che nell’antico calendario dei Celti segnava l’inizio dell’anno − c’è appunto la credenza che i morti ricompaiono sulla terra per far sentire la loro presenza e il loro potere nella vita e nell’attività dei vivi. Le anime dei morti devono perciò in quel giorno venire confortate e placate, perché siano propizie allo svolgersi dell’anno che ricomincia.

Nella stalla per riscaldarsi (Immagine www.aneddoticamagazine.com)
La "narcatura"

Secondo la credenza popolare, la "narcatura" é un male che si prende quando si passa sotto un arco nella notte di Natale, proprio sul punto in cui le campane cominciano a suonare. Dopo qualche settimana si avverte un malessere, ci si sente deboli e si ha la strana sensazione di avere le ossa più piccole. (La "narcatura" é un indebolimento osseo). E’ un malessere da cui bisogna cercare di liberarsi al più presto, se non si vogliono correre guai maggiori. Si ricorre allora a una fattucchiera, la quale, dopo aver fatto stendere a terra il paziente con le braccia aperte, prende un filo e misura la lunghezza da una mano all’altra e la confronta con quella dalla testa ai piedi. Se le lunghezze sono uguali, vuoi dire che non c’è "narcatura", se non lo sono, allora il "male" c’è e la fattucchiera dà la ricetta per guarirlo. Prende tre uova e con una matita disegna sul guscio quattro parti e su ognuna scrive: "police d’ la terra nata, dammi la vertù ca Dio t’av data, nel nome dal Padre, del Figlio e d’ lu Spirito Santo". Queste uova verranno consumate un giorno si e un giorno no, e il giorno che il "paziente" dovrà berne uno metterà questo nella mano destra e con la sinistra farà una croce sull’uovo e dirà alla Madonna dell’Arco, alla Santa Giornata e alla Santissima Trinità, un’Ave Maria, un Pater Noster e un Gloria Patri. Durante questo tempo, il paziente dovrà tenere conservato, sul fianco sinistro, il filo con cui la fattucchiera gli ha misurato la lunghezza delle braccia e del corpo; quindi, mangiate le tre uova, dovrà liberarsene passando sotto tre archi e recandosi, poi, presso un ruscello. Qui giunto, farà due passi avanti e pronuncerà la formula: "acqua passa, e narcatura lassa", poi farà due passi indietro e dirà: "acqua passata e narcatura aggio lassata", quindi si girerà indietro e getterà il filo nell’acqua corrente e si allontanerà senza più voltarsi.

L'"affascino"

E’ il malocchio, uno degli aspetti fondamentali, della "superstizione" popolare, che viene gettato contro le persone (ma anche contro gli animali), per invidia o odio, da parte di individui ritenuti capaci di esercitare un’azione magica. Le persone "affascinate" avvertono un malessere generale e indistinto, ma più spesso un forte mal di testa. Per verificare se una persona ha l’affascino, si usa di solito bagnare l’indice della mano nell’olio e si lasciano cadere tre gocce in un piatto pieno d’acqua: se le gocce d’olio si spandono, vuoi dire che quella persona é stata veramente affascinata, in caso contrario trattasi di un comune mal di testa dovuto ad altre cause.

Per togliere l’affascino si ricorre a delle persone "speciali" le quali conoscono (e solo esse) alcune formule di scongiuro che pronunciano nel mentre col pollice della mano tracciano delle croci sul capo e sulla fronte del "sofferente". Se durante il "rito" la rimediante emette degli sbadigli, vuoi dire che é riuscita a scacciare il malocchio. Le formule scongiuratorie contro il malocchio sono diverse, ne riportiamo qualcuna:

"Sant’Anastasia l’affascin’ sapìa
Sant’ Cosimo e Damiano
Tu lu miedichi e io lu sano
cumm’a miedico d’ Gesù Cristo
lievi l’affascin’ a quisto".

"Sant’ Tubia miezz’ a la via
disse Maria: che hai Tubia?
n’uocch’ sicc e male d’ cap’
alleluia, alleluia, li mal’ uocch’ se n’ fuie
N’uocch’ sott’uocch’ scatta l’invidia e crepa li mal’ uocch’
Tre nom’ sfascinat’: lu Patr, lu Figliuol’ e lu Spirit Sant’
scatta li mal’ uocch’ a tutt’ quant’
P’ nom’ d’ la Santissima Trinità
lievam’ quest’infermità
lunedì sant’, martedì sant’, mercoledì sant’ giovedi sant’, venerdì sant’, sabato sant’ e dumenica sant’„

"Da ndu n’ vien affascin’
firmat’ affascin’
nun passà chiù nnanz’
sì la figlia mor
la mamma chiang’
Patr’ figliuol’ e Spirit’ sant’ scatta mal’ uocch’
San Giuseppe mio dilett’
fa la grazia ca c’ aspett’
lunedi sant’, martedì sant’, mercoledi sant’, giovedì sant’, venerdì sant’ sabato sant’ e dumenica sant’„.

"Da ndu n’ vien affascin’
so ghiut’ a sfascinà
firmat’ affascin’ e nun passà cchiù nnanz’
si
[e qui si pronuncia il nome dell’affascinato] mor la mamma chiang’
Dui’ l’hann affiss’ e tre l’hann aiutat’
lu Patr’, lu Figliuol’ e lu Spirit’ Sant’
Sant’Anastasia l’affascin’ sapìa
lu Patr’ lu Figfiuol’ e lu Spirit Sant’
saudit’ tutt’ quant’
[ripetere tre volte]
lu nome’ d’ la Santissima Trinità lievam’ quest’infermità".

Un amuleto molto usato contro il malocchio (oltre a spillini, cornicini, per lo più d’oro e avvolti dalla pelle del tasso) è quello che noi chiamiamo "abbatina" (abitino, scapolare): un pezzetto di stoffa, di forma per lo più rettangolare, che avvolge una figurina di santo o una piccola croce.

Angela Giorgio
Michelina Mastrodomenico
Michelina Pierro
Michelina Tobia
Giovanna Bellino Russoniello