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Categoria: Foto ... "da ricordare" Visite: 2204

... Sant'Andrea di Conza

Tanto per chiarire...

Questa foto è già stata pubblicata su Internet un po' di tempo fa ma vogliamo riproporla qui (con il consenso dei proprietari) perchè davvero si può considerare storica ed in linea con i contenuti di questo sito.
Se pure sbiadita nell'angolo inferiore sinistro riteniamo abbia un notevole valore perché ...

Il carro bianco dell'Immacolata di Sant'Andrea di Conza
Il carro bianco dell'Immacolata di Sant'Andrea di Conza

... essa ricorda una iniziativa posta in essere solo raramente nell'ambito delle Feste Patronali. Si tratta del "carro" della "nostra" Madonna che nel 1954 il prof. Francesco Iannicelli fece inserire nella processione, poi riproposto e reso ancora più mitico durante le Festività del 2003 dall'amico Totonno Vallario (del quale riportiamo di seguito le considerazioni che volle poi far pubblicare sul periodico "il Seminario").
Personalmente non ricordo l'avvenimento (del 1954) ma so che è rimasto nella memoria di tanti santandreani e ho ben presente l'emozione e la commozione che ha suscitato in quanti lo hanno rivissuto l'ultima volta.
Tornando alla foto, nel tentativo di agevolare il riconoscimento delle persone ritratte, abbiamo poi ricavato un'immagine con le sagome dei presenti numerando quelle che si pensa di aver individuato.

Coloro che riconoscono altre persone sono vivamente pregati di segnalarlo.

A terra, in primo piano, a partire da sinistra:

  1. Giacomo Mauriello
  2. Immacolata Tuozzo
  3. Virgilio Cassese
  4. Rosaria Sessa
  5. Maresciallo ? Sessa
  6. Antonio Scolamiero ("Totonno lu giudece")
  7. Vincenzo Miele
  8. Nicola Restaino

    Sul carro:

  9. Maria Cignarella
  10. Egidia Scolamiero
  11. Marisa Cignarella
  12. Peppino Iannicelli
  13. Linuccio Iannicelli
  14. Maria Rosaria Iannicelli
  15. Antonio Zampella (zì Monaco)
  16. Gaetano Scolamiero (marito di ze' Rosa)

A questo punto ci è sembrato il caso di aggiungere il seguente articolo, tratto da "il Seminario" (III Trimestre 2003, anno VII, n. 3) in quanto relativo alla riproposizione di un evento simile.

GRAZIE, PAESE MIO!

È proprio vero che il paese natio è come il primo amore: non si scorda mai. A distanza di 36 anni (ho lasciato definitivamente S. Andrea nel 1967), oggi, che sto per ripartire per l'Australia, rivivo quelle emozioni.

Grazie, paese mio, di avermi amato così tanto in queste quattro settimane di agosto! Grazie, paese mio, di avermi ridato il profumo delle tue mura e dei tuoi vicoli! Grazie, paese mio del fatto che come una persona bene educata, rimani fermo sotto l'Abetina ad aspettarmi, quasi fossi una madre in attesa del proprio figlio. Grazie, paese mio, di avermi cullato amorosamente per tanto tempo, facendomi svegliare da un sonno durato 49 primavere! Grazie, paese mio, di avermi dato il tuo latte per 54 anni! Che dalle tue mammelle possa scorrere sempre il bianco cibo per i tuoi figli!

Ragazzi, questa è la pura verità: è bellissimo ritornare nel proprio paese, specialmente nel mese di agosto. Le belle campane chiamano tutti in Chiesa: il corso si riempie di gente; i vecchi amici di scuola, che negli anni si sono persi di vista, si rincontrano; qualcuno non riconosce il proprio compagno di banco perché i capelli gli sono diventati bianchi come la neve o sono caduti del tutto.

Poi, ecco che arrivano le feste patronali e la Statua di S. Andrea, quelle di S. Emidio e della Madonna vengono portate in processione. Le tradizioni ormai si vanno perdendo dappertutto, ma noi, che ci sentiamo figli dei nostri patroni, le rispettiamo ancora con devozione. È incantevole vedere tantissime persone seguire i Santi, tacendo per rispetto, o cantando per pregare o ringraziare il Signore. S. Andrea é invocato con fervore: "Sand'Andrea abbrazzato accu Ddie...", affinché protegga i suoi figli. La Madonna osannata perché volle che un così grande patrono nascesse e diventasse custode del paese: "Ebbiva a Maria chi lo criò".

Il carro bianco dell'Immacolata di Sant'Andrea di Conza

Quest'anno ho partecipato alla festa da organizzatore e ho potuto riproporre il Carro in bianco, che per la prima volta nel 1954 il prof. Francesco Iannicelli inserì nella processione. È stata un'avventura indimenticabile ricostruirlo ispirandoci alle poche foto rimaste di quell'epoca remota. Tutti gli abitanti del Sambuco e di altri quartieri di S. Andrea si sono messi al lavoro al mio fianco e presto la Madonna è stata sistemata sul carro e ha avuto da un lato e dall'altro due incantevoli angioletti.

Poi è avvenuto l'incontro col corteo. al quale il carro si è unito per attraversare il paese e giungere in piazza. La commozione si poteva toccare con le mani. Nel lontano 1954 ero ancora un bambino, ma ricordo tutto come se fosse ieri. Il carro mi ha riportato indietro e ho rivissuto momento per momento l'incanto dalla processione. Quando poi, giunto in piazza il corteo, è salito sull'orchestra il coro guidato dal nostro parroco, si è alzato un silenzio totale e commosso ad accompagnare il canto delle giovinette, un groppo mi è salito alla gola e sono stato costretto a scappare nel vicolo dell'Asilo per non mostrare a tutti le mie lacrime. Quel silenzio e quel canto avevano prodotto una straordinaria magia (non oso parlare di miracolo!): sull'orchestra erano saliti tutti i morti di S. Andrea. I parenti, gli amici giovani e anziani scomparsi in questi anni (molti, mentre io mi trovavo in Australia) si erano raccolti sul palco e guardavano il pubblico con un sorriso.
Ed era come se dicessero cantando: Noi abbiamo amato e amiamo questo paese, come voi lo amate. E la gente, che li guardava e li ascoltava, era come rapita in estasi!

Ebbene, questa per me è stata la prova lampante che i santandreani hanno un cuore. Ce l'hanno e batte forte nei loro petti, a dispetto di qualcuno che sostiene che ormai delle nostre parti non c'è più amore, non c'è più solidarietà, né voglia di soccorrersi l'un l'altro. La verità è che tante cose belle, ma anche tante cose dolorose sono accadute, e i santandreani hanno quasi timore nel manifestare quello che provano, per non bruciarsi, per non sentire nuovo dolore. Si sono dimenticati, ahimè, che i fiori aprono la loro corolla anche a rischio di essere arsi dal sole troppo forte. E allora io credo che per tutti i santandreani sarebbe d'aiuto e di conforto la presenza dei fiori nei giardini, nei prati, nelle aiuole. Un tempo c'erano tanti fiori e avevano la funzione di ricordare a tutti di aprire il cuore al mondo e agli altri. Che tornino, allora, queste meraviglie odorose e colorate, quando i lavori, che stanno profondamente ristrutturando il paese, saranno conclusi! Per finire, voglio ringraziare don Donato che mi ha concesso di ricostruire una bellissima fetta del nostro passato ... Ci rivedremo presto per continuare questo viaggio che è appena cominciato!

Totonno Vallario