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Il sito rinnovato, ma per ora largamente incompleto, riparte con un altro dei bellissimi, simpatici, racconti di Totonno.

... i grandi bevitori

Tanti anni fa, una domenica pomeriggio della stupenda primavera santandreana avevo appena finito di giocare con i miei amici. Ricordo che Vincenzo A. mi aveva invitato a casa sua per guardare la "TV dei ragazzi" e precisamente "Rin Tin Tin". Gli dissi che l'avrei raggiunto non appena fossi passato per casa a mangiare qualcosa per merenda. Non che avessi grande scelta, tuttavia mi era venuta voglia di mangiare una "frisella". Notai però che dentro a "lu muscetrieddrre" non c'era acqua e quindi dovevo andarla a prendere alla sorgente del Sambuco. Anche se già a quei tempi avevamo l'acqua in casa, quella tipica merenda andava ...

Grandi bevitori

... preparata con l'acqua della vicina sorgente. Come al solito ... di corsa al Sambuco ma, arrivato vicino alla vigna "de C.", notai che giù, vicino alla sorgente, c'era un gran baccano: un grande tavolo e tanta gente.
Mi fermai di scatto per controllare cosa stesse succedendo. C'erano (ma non sono sicuro del numero) una decina di uomini che, organizzatissimi, mangiavano e bevevano vino. Voi vi chiederete cosa c'entra la sorgente? C'entra, c'entra! Proprio sotto i due canali questi signori avevano messo a rinfrescare un sacco di bottiglie di vino (allora il frigorifero non esisteva, almeno a Sant'Andrea, e pure che fosse, vuoi mettere il fresco di una sorgente!). Rimasi stupito di fronte a questa scena, tanto che addirittura ebbi paura (o forse vergogna) a scendere giù per attingere l'acqua. Così mi sedetti sul muretto del Sambuco aspettando che forse, chissà?, se ne sarebbero andati o almeno che avessero fatto un po' di spazio per prendere l'acqua.
Di colpo iniziarono a cantare. Ricordo molto bene la canzone: "ije voglie dà nu vase a la buttiglie, ca' l'acqua è fresca e me cunzole 'o core, ...". Ragazzi! Il coro era perfetto e lo spettacolo cominciava a piacermi: tutti barcollavano sulle sedie ma cantavano bene! Intanto arrivarono altri due uomini. Uno di essi aveva una scatola nera in mano e come si avvicinarono al tavolo ... ecco che tutti incominciarono ad applaudire: "Viva Tonno! Viva Tonno! Era ora che arrivassi! Caccia ssu ricanette, Tonno!"
Questo signore aprì la scatola nera, tirò fuori una fisarmonica e cominciò a suonare.
La musica non cambiava per niente, era sempre la stessa ... Tutti in coro, adesso con l'accompagnamento, "ije voglie dà nu vase a la buttiglie ...", e giù bicchieri di vino.
Non scherzo, mi divertivo! Comunque notai sul tavolo "un sacco" di sedano e di cipolle, pane e prosciutto, pizza al pomodoro e formaggio. Io in verità un po' di fame già l'avevo e l'acquolina in bocca, guardando tutto quel ben di Dio continuamente, mi veniva. Fortunatamente un grande gentiluomo di nome Ciccillo P. (un uomo molto grosso) mi notò e con voce bella ferma mi disse: "Guagliò, viene qua, tu sì nepote a Michele lu mallanga?" Alla mia risposta affermativa replicò: "Viene, pigliete nu piezze de pane". Me lo diede, con un bel tocco di formaggio, ed io, contentissimo, tornai al mio posto "in tribuna" sul muro.
Dopo poco tempo arrivò un altro signore, mi ricordo che lo chiamavano "lu preute G.", e gli altri, tutti in coro: "Ciao zi preute, cumme staje?" Uno dei signori, molto molto alto, di nome Peppe N., gridando a tutti disse che quel prete aveva in cantina un vino davvero eccellente e, con insistenza, invitò il prete ad andarlo a prendere.
Il prete G. disse che stava andando proprio alla cantina e che sarebbe stato orgoglioso di offrire un po' di vino in quanto avrebbe gradito un parere sulla qualità e il sapore del suo vino. Disse: "Aspettate ca mo' lu vache a piglià e torne subbete". Notò la mia "giovane" presenza e come fosse un comando "militare" mi disse: "Figlie de Carmela Palanga viene accu' mmì pe me dà na mane". Immediatamente ubbidii all'ordine ed insieme andammo ad aprire la cantina "de C." che distava dal posto dove si svolgeva il "party" circa 20 metri. Sfoderò dalla sua tasca un "chiavone", aprì il cancello, scendemmo un paio di scalini e un grande portone si presentò davanti a noi. Altro "chiavone", gira e rigira, la porta si aprì.
Cosa non videro i miei piccoli occhi! Ancora oggi, a distanza di tanti anni (più di cinquanta) ricordo benissimo: botti su botti, damigiane in vetro piene di vino, bottiglie su bottiglie! Wow! A me sembrava che quel vino potesse bastare a far ubriacare tutto il paese.
Insieme al prete prendemmo un recipiente da cinque litri e tornammo al Sambuco per far fare "l'assaggio". Una volta arrivati il prete G. invitò quel Peppe N. a prendere un bicchiere per gustare un po' di vino. In un lampo Peppe N. prese tra le sue mani la damigiana da cinque litri e stava per partire con "l'assaggio" quando il signor Donato B., detto "Sessella" avvisò il prete sconsigliandolo di far fare l'assaggio del vino a Peppe N. "se no se lo sarebbe scolato tutto in un colpo". Il prete ribadì a tale Donato: "Ma non farmi ridere! Che se vole sculà 5 litri?" Il signor Donato replicò: "None zi preute, quisse se lu scole tra nu sì e nu no!"
Rgazzi! Peppe N. partì per l'assaggio e, credetemi, veramente si scolò tutto il recipiente senza nemmeno respirare! Il prete non credeva ai suoi occhi, gli amici tutti se la facevano sotto dal ridere. "Cinque litri di vino - diceva il prete - senza nemmeno fermarsi un attimo! Ma che tiene Santu Vite?"
Peppe N. scolò, dovete credermi, la damigiana di vino fino all'ultimo goccio. Poi, pulendosi con la mano destra le labbra bagnate di vino disse al prete: «Zì preute mò lu vine è nun c'è male però me pare ca vole "parte". Si nun se veve subbete pote fà na brutta fine!»
Donato B. "accquagliandosi con tutti i sensi" e rivolgendosi al prete disse: "Che ti avevo detto? Nu' mme credive, zì preute? Hai visto che fine ha fatto lu purette de 5 litre? E si vaije a piglià n'aute se lu scola n'ata vota".
Il prete G. non sapeva se ridere o piangere ... Di colpo si alzò e di nuovo disse a me: "Figlie de Carmela Palanga, viene accù mmì"! Capii subito dove il prete voleva arrivare. In verità lo spettacolo a cui stavo assistendo era certamente migliore di Rin Tin Tin e addirittura molto divertente. Intanto, mentre ci avviavamo di nuovo verso la cantina, Peppe N. e "zì Puppine Taurase" riattaccarono la solita canzone (Ije voglie dà nu vase a la buttiglie ...) e con queste note rientrammo nella cantina.
Il prete "parlava da solo" e diceva: «L'aggia accunzà ije! Mò vedime. Non riesco a capire, Santo Cielo! Ma quanto beve quest'uomo? È 'na votta! Voglio proprio vedere quando si fermerà.»
Riempimmo di nuovo il contenitore usato in precedenza e con passo svelto e allegro riandammo alla sorgente del Sambuco. Come arrivammo tutti capirono "l'apparato". Il prete fermò il fisarmonicista che suonava e a voce alta disse a tutti i "ragazzi": «Se Peppe N. riesce a bersi questi altri cinque litri tutto in un colpo come prima, offro da bere a tutti vino, a scelta vostra, per tutta la serata». Zì Puppine Taurase, gridando, disse: «Zi preute, senza ca aspiette! Va a piglià lu trajne de Stoppa e jinghele subbete de vine».
Con grande calma e con tanto gusto e passione, Peppe N. riprese il "5 litri" e proprio con lo stesso procedimento di prima se li "piegò" nel suo stomaco senza nessuna preoccupazione. Il prete era sbalordito, super impressionato, non credeva ai suoi occhi. Notai invece che gli amici di Peppe N. non erano per nulla meravigliati e non si erano impressionati minimamente. Si vede che conoscevano bene la persona e, di sicuro, le sue doti di grande bevitore.
Comunque sia, finito di scolare questi altri 5 litri, di nuovo, asciugandosi le labbra con la mano destra, Peppe N. disse al prete: «Quist'è nu poca meglie di quiddre de prima. Si vuò jì a piglià n'aute ... a sua disposizione, eccellenza!»
Di colpo, Ciccillo P. con la sua grandiosa "panza" e con una voce da "trombone" intervenne dicendo: «Zi preute, si daje a Peppe N. altri 5 litri quisse te face Papa». E tutti scoppiarono a ridere.
Io ero allibito nel vedere la persona che si manteneva all'impiedi senza nessuna preoccupazione. Ancora, tutti gli amici di Peppe N., ridevano "a scacche a scacche" e invitarono il prete a mantenere la promessa. Il prete, mezzo allegro e mezzo dispiaciuto, dovette mantenere la promessa fatta.
La notte arrivò; mia madre mi venne a chiamare e mi ritirai a casa tra i canti e i cori che non cambiavano mai: "Ije voglie dà nu vaso a la buttiglie ...". Rincasai con, in mente, la grande "visione" di Peppe N. mentre si scolava ben 10 litri di vino senza nessuno sbandamento! Penso che nella nostra S. Andrea sia un record assoluto, questo di Peppe N., e che sarà difficile uguagliarlo o batterlo. Dispiace dirlo (si tratta di alcool che non fa ... molto bene alla salute) però i 10 litri bevuti in due soli "colpi" da Peppe N. è sempre un record e se è record è pura storia!

Totonno Vallario