L'Episcopio (da Ovest)
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Un modo nuovo di essere scuola

Da "il Seminario" n. 2/2017

PREMESSA

Quando nei primi anni della mia Presidenza - anni 2007 / 2008 / 2009 - le forze produttive della provincia, a partire dalla Confindustria e dalla Confcommercio, invitavano noi ...

Alternanza Scuola Lavoro

... Dirigenti a confrontarci sulle questioni del rapporto giovani/lavoro, la scuola italiana veniva accusata di arretratezza e di astrattezza, non riuscendo – a loro dire – a formare allievi competenti nell’utilizzo delle lingue straniere e delle tecnologie informatiche e, soprattutto, per l’incapacità di far assumere ai ragazzi uno stile di vita coerente alle necessità del mondo del lavoro: molti dei nostri allievi, essi dicevano, dopo appena una settimana di prova, gettavano la spugna, perché in difficoltà a reggere i ritmi aziendali. Che le ultime generazioni, anche a causa della scomparsa del lavoro manuale nelle famiglie di origine, dai campi alle botteghe, abbiano una totale estraneità alla vita lavorativa, fatta di orari costanti, di mansioni da rispettare, di tempi di esecuzione rigorosi, è un dato di fatto.

Consapevoli di ciò, già da una decina di anni, nelle scuole più innovative si è cercato di sopperire a questa mancanza, offrendo momenti di convivenza tra attività scolastica ed attività di lavoro: negli istituti professionali prima, poi in quelli tecnici, si è cercato di garantire addirittura una pausa scolastica con gli stage in azienda, grazie al Fondo Sociale Europeo (FSE) del PON Scuola, organizzando esperienze di alternanza sia in Italia che all’estero [Azione 1.2].

Ovviamente, la parte padronale italiana di una tale necessità si è fatta portavoce da sempre, a partire dal ministro Lombardi, imprenditore, ma anche esempio del cattolicesimo impegnato nel sociale, a seguire con il ministro Moratti, nota imprenditrice milanese, che con la legge 53/2003 introdusse l’alternanza scuola-lavoro come una modalità esplicitamente definita per completare il percorso di studi del secondo ciclo, tanto nel sistema dei licei, quanto dell’istruzione e della formazione professionale.

Il Dlgs 77/2005 da lei prodotto aveva definito in maniera puntuale ed esaustiva le norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro, determinando: ambito, finalità modalità di realizzazione, organizzazione dei percorsi, caratteristiche della funzione di un tutor (aziendale e scolastico) e condizioni per la verifica delle competenze acquisite.

Alle parole, però, non seguirono i fatti e sono trascorsi alcuni anni inutilmente nei quali i percorsi di alternanza hanno faticato a decollare, tant’è che nel 2010 la “riforma Gelmini” del secondo ciclo, con i DPR 87-88-89, ha nuovamente previsto l’introduzione dell’alternanza come percorso obbligatorio per gli studenti delle quarte e quinte degli istituti professionali in sostituzione dell’allora (2010) esistente terza area professionalizzante.

Ma è stato solo con la legge 107/2015 (La buona scuola) che si è giunti al definitivo avvio del progetto. Infatti, il suo comma 33, ha reso obbligatorie e concrete le opportunità di lavoro, le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77.

Infatti, tali percorsi sono stati veramente attuati dallo scorso anno: negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore in un triennio.

Per l’anno scolastico appena trascorso, 2016-17, tali disposizioni si sono applicate alle classi terze e quarte, mentre il prossimo anno 2017-18 il percorso di alternanza coinvolgerà l’intero triennio.

LO STATO DEI FATTI

Facendoci forti della nota 3355 del 28 marzo 2017 con la quale il Ministero ha trasmesso una serie di chiarimenti interpretativi in tema di alternanza scuola lavoro, possiamo offrire ai lettori del Seminario queste ulteriori informazioni:

  1. I percorsi di alternanza scuola lavoro previsti dalla legge 107/15, godono di specifiche risorse assegnate alle istituzioni scolastiche e non devono comportare, di norma, costi per le famiglie.
  2. Tra tali risorse ciascuna scuola individua, per i percorsi di alternanza scuola lavoro:
    1. La quota destinata a retribuire il personale docente e A.T.A. che effettua prestazioni aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo.
    2. La parte destinata a coprire le spese di gestione utili alla realizzazione dei suddetti percorsi.
  3. Le attività di alternanza scuola lavoro devono prevedere:
    1. La sottoscrizione di un patto formativo tra scuola famiglia e alunni.
    2. La stipula di una convenzione con il soggetto ospitante.
    3. L’individuazione di un tutor interno, di tutor esterno, di un esperto esterno.
    4. La scelta di esperienze coerenti con l’indirizzo di studi frequentato dai ragazzi.
  4. Gli studenti sono costantemente guidati nelle varie esperienze, sia nell’ambito dell’istituzione scolastica che presso il soggetto ospitante, da una o più figure preposte alla realizzazione del percorso formativo (tutor interno, tutor formativo esterno, esperto esterno).
  5. Gli studenti in alternanza scuola lavoro, non possono essere impegnati nelle fasce notturne.
  6. Nel caso di svolgimento dei percorsi di alternanza durante i periodi di sospensione delle attività didattiche, dovrà comunque essere garantita la disponibilità di un tutor scolastico nelle giornate e negli orari programmati.
  7. Le aziende che accolgono le scuole lo fanno a titolo gratuito.
  8. Per il tutor aziendale esterno non è prevista alcuna retribuzione, ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del d.lgs. 77/2005.
  9. Le Istituzioni scolastiche possono utilizzare i fondi anche per retribuire gli esperti esterni, nel caso non vi sia la disponibilità di professionalità all’interno della scuola.
  10. Per i Dirigenti Scolastici non è possibile prevedere uno specifico compenso legato alla progettazione e al coordinamento dei percorsi di alternanza (art. 24 comma 3 del D. Lgs. 165/01).
  1. I candidati esterni per potere svolgere gli esami di idoneità o di Stato dovranno documentare le esperienze di alternanza scuola lavoro svolte dal candidato, o le attività ad esse assimilabili quali stage, tirocini formativi, esperienze lavorative anche in apprendistato.
  2. L’alternanza scuola lavoro, oltre che dalle aziende propriamente dette, può essere svolta anche dagli ordini professionali, ovvero dai musei e dagli altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali, nonché da enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale o con enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
  3. Per gli studenti in alternanza c’è l’obbligo della formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

OPPORTUNITÀ RISCHI E PROPOSTE

Possiamo affermare, quindi, che l’alternanza scuola lavoro costituisce una opportunità in sé: i ragazzi, infatti, vivono in concreto l’occasione di misurare le proprie conoscenze, competenze e capacità; possono valutare le proprie risorse fisiche e psicologiche; possono agire con più ruoli distinti; possono meglio orientarsi per la vita lavorativa e professionale; possono misurare lo scarto tra attività in classe ed esigenze reali del mondo del lavoro, aiutando la sressa scuola a ripensare i propri programmi di studi ed i tempi di insegnamento apprendimento necessari per convivere, alla pari, con le aziende ed il mercato del lavoro nel suo insieme.

Ovviamente, altrettanto evidenti sono i rischi, primo tra tutti un uso distorto della presenza dei giovani in azienda, di qualunque tipo sia, senza escludere il rischio di un vero e proprio sfruttamento della forza lavoro giovanile.

Al di là di questi aspetti che rappresentano veri punti deboli da meglio definire anche sul piano normativo, restano alcuni punti critici che attengono semplicemente alla organizzazione vera e propria dell’attività, sia da parte della scuola che da parte delle “aziende”: il rischio peggiore è che tutto si possa risolvere “all’italiana”, “mettendo a posto le carte” e svilendo una grande idea in semplici operazioni burocratiche.

Infatti, anche quest’anno è stato per le scuole molto difficile: individuare le aziende disponibili; formulare nessi coerenti tra percorsi di studio e occasione di “lavoro”; evitare la sovrapposizione tra attività didattiche ordinarie mattutine e l’alternanza di pomeriggio; stabilire chi tra i docenti facesse da coordinatore e chi da tutor.

Alcune scelte si rendono non più rinviabili ed io voglio offrire queste modeste proposte operative.

  1. Ai due soggetti coinvolti per definizione, la scuola e le aziende, bisognerà aggiungere un terzo che dovrà agire da connessione: potrebbe essere il centro per l’impiego, già esistente, oppure un centro di nuova individuazione per ambiti scolastici già definiti, con la possibilità di occupare nuovi giovani laureati e formati ad hoc. Questo centro dovrebbe, in primo luogo, fare il censimento di tutti i soggetti che si offrono per l’attività di alternanza.
  2. Ogni scuola, tra i docenti del potenziamento, dovrà avere un docente esperto che curi solo l’alternanza senza dovere svolgere l’insegnamento frontale. Il suo compito sarebbe particolarmente importante dovendo curare sia le coerenze tra indirizzi di studi ed esperienza lavorativa e sia tutte le relazioni con i docenti dei consigli di classe ed i tutor interni da un lato e con tutti i soggetti esterni dall’altro.
  3. I tempi di svolgimento dovranno essere ripensati al punto tale che sarebbe opportuno sospendere l’attività didattica per le classi del triennio, per la durata dell’alternanza: è opportuno ricordare che, per i licei, basterebbero 10 giorni per 6 ore e per i tecnici ed i professionali un numero doppio di giorni:si eviterebbe la confusione tra attività in aula ed impegno pomeridiano in alternanza, con maggiore tranquillità per la scuola e per le famiglie.
  4. Infine, bisognerebbe capire che dal prossimo anno ben un milione e 500.000 ragazzi saranno coinvolti, in Italia, in questa grande sfida sociale e culturale: sarebbe il caso di ripensare gli investimenti che, seppure non determinanti, sono di sicuro necessari!
Alternanza Scuola Lavoro (Clicca per ingrandire)

Per uscire dal vago, voglio offrire ai lettori del Seminario lo schema delle attività di alternanza scuola lavoro svolte quest’anno dall’Istituto Superiore A. M. Maffucci di Calitri, da me diretto, grazie alla collaborazione di tutti i docenti tutor sotto indicati, coordinati dalla prof.ssa Cecilia Maria Colombini, supportati dagli uffici di segreteria, con in testa il DSGA dott Mario Cipriano e la Sig.ra rag. Michelina Sena.

Prof. Gerardo Vespucci
Dirigente scolastico


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(Rosario Cignarella)
Prima pubblicazione: 19 febbraio 1999

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